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    Report – Agricoltura 4.0: compatibilità e adattamento all’agricoltura biolagrogica e biodinamica

    Simona Riccio / settembre 25, 2017 / Seed&Crop

    L’obiettivo fissato dalle Linee Guida del Ministero delle Politiche Agricole è quello di raggiungere entro il 2021 il 10% della superficie agricola coltivata ad agricoltura di precisione, ad oggi lo è solo l’1% mediante la precision farming. Applicando questo tipo di agricoltura lo scenario sarà di assoluta rivoluzione, chiaramente.

    La Cia, sostiene che le filiere agroalimentari italiane hanno l’esigenza di investire in specifiche soluzioni digitali e di gestire le numerosissime informazioni e metriche che queste soluzioni tecnologiche producono a costi bassissimi. È chiaro che l’applicazione darebbe nuove opportunità al settore come per esempio una nuova comunicazione a consumatori e operatori, in grado di identificare il prodotto agroalimentare italiano nella sua tipicità, qualità, sistema territoriale. L’innovazione digitale sicuramente migliora, non solo la comunicazione e conoscenza di prodotto, ma anche il processo delle filiere agroalimentari italiane, migliorare l’efficienza nei controlli e nei processi di certificazione, gestione dei rischi e delle relative coperture e molto altro.

    Per tutti questi motivi è necessario individuare linee di sviluppo dell’agricoltura digitale attraverso un rapporto alla pari tra agricoltori, filiere agricole e mondo scientifico per poi iniziare una rapida e ampia adozione delle tecnologie digitali da parte dell’intero sistema agroalimentare italiano. È sicuramente un argomento molto interessante, soprattutto per noi che con il digitale ci viviamo. Il digitale non possiamo non vederlo come un’opportunità che può portare innovazione, migliorarando i risultati e valorizzando tutte le diverse fasi di produzione, di trasformazione, di distribuzione e di mercato/consumo. La Cia ha incaricato Agricoltura e Vita Associazione al rilascio dei programmi di ricerca filiera per filiera, oltre che a promuovere la divulgazione delle conoscenze e la formazione degli agricoltori. Si perché di formazione, trasformazione e cultura aggiungo io, si tratta. Ma dopo questa premessa molto interessante, seguiamo il Convegno coordinato dal giornalista Lorenzo Tosi

    Dopo i saluti di Federico Marchini, Presidente Anabio, è intervenuto Andrea Berton del CNR – IFC di Firenze che ha illustrato come anche l’agricoltura è sempre più smart. L’evoluzione digitale permette di creare un ecosistema informativo completo e aggiornato in real time, capace di aumentare l’efficienza della produzione, la gestione ed il controllo.

    Siamo passati da un’Agricoltura 1.0 con un nuovo assetto e concezione dell’agricoltura frutto dell’illuminismo agrario del XVIII secolo all’Agricoltura 2.0 alla 3.0 con un’agricoltura di precisione – sostenibilità, produzione e qualità, riduzione di costi ad oggi con l’Agricoltura 4.0 fatta di interconnettività IoT, Big Data, tracciabilità, web. App, e-learnig, Agbot, banda larga e poi dall’Agricoltura 5.0 cosa ci aspetteremo?

     

     

    Durante il convegno è stato presentato il progetto Agroduino dove si presentano i costi dei contenuti; hardware e software open source e della comunità di utenti pronta a fornire supporto e utili librerie.

    Con questo progetto si ha il monitoraggio della variabilità spaziale: biomassa, vigoria, stress idrico e malattie; alimentazione AGRI BIG DATA; risoluzione spaziale e temporale, ammortamento economico e appropriatezza, taratura e standardizzazione e modellizzazione. Si ha anche una piattaforma UAV open Monitoraggio & Attuazione VRT sito-specifico a livello di singoli alberi, con sistema di rilascio studiato per minimizzare le turbolenze delle eliche e raggiungere il target a 10m di quota e molto altro fino ad arrivare, ovviamente, alla gestione della crisi. Si tratta concretamente di utilizzare dei droni e degli strumenti tecnologici necessari al recupero dei dati esatti direttamente dal campo agricolo, dalle piante, dai grappoli d’uva e tutto il resto per poter monitorare e poter intervenire nel modo più esatto che si può per ottenere il miglior risultato.

    Concludiamo dicendo che l’innovazione digitale passa anche per i campi, ma sempre e soprattutto vista come opportunità di miglioramento al servizio dell’uomo. L’unica cosa che non ci ha ancora convinto è il costo. Si parla di costi bassissimi, ma sinceramente non crediamo che il costo da sostenere dalle realtà sia così basso. Siamo curiosi di avere informazioni in più relative ai costi e su come poter far fronte a questi costi. Sicuramente dietro c’è la possibilità di accedere a dei fondi europei, ma sarebbe interessante approfondire, perché è molto difficile che la singola realtà sia in grado di far fronte a questa spesa. Un’altra cosa di cui bisogna tener conto, i droni. Chi li pilota? Ci va una patentino? Dove, come, quando, quanto costano? E poi ancora, un drone lo vedo come un piccolo aereo, chi gestisce lo spazio aereo? Insomma sicuramente crediamo nella digitalizzazione, nell’aiuto enorme che possa dare per far in modo che l’agricoltura ne giovi, ma alcune domande devono ancora trovare risposte. Siamo fiduciosi e sicuramente in attesa di ulteriori sviluppi e chiarimenti. Certo è che trova tutto il nostro appoggio.

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