post __ No comments

    Intervista a Matteo Parisi – Cofounder VINHOOD

    Simona Riccio / dicembre 12, 2017 / Arena Kaos, Seed&Crop

    Le interviste di Arena Kaos hanno già raccolto molte opinioni di molti personaggi del mondo della comunicazione e non. Ci sono punti di vista stimolanti che fanno riflettere, imparare e informare.

    L’obiettivo di Arena Kaos è quello di stimolare la discussione tra le parti e avvicinare le persone a conoscere sempre di più questo tema. Senza filtri e direttamente alla fonte.

    In riferimento al report rilasciato da Censis-Federvini e stilato da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, a Roma il 17 maggio 2017, emerge quanto il vino sia una componente integrante della buona dieta degli italiani. Il popolo del vino è di 28 milioni di italiani. Interessante notare come l’andamento della spesa delle famiglie per il vino nell’ultimo biennio sia del +9%. Il vino viene riconosciuto anche come valenza simbolica, al legame profondo con territori e comunità e soprattutto si ha un consumo più consapevole e maturo.

    Ma quanti di noi spesso non consumano il vino perché non sanno quale scegliere? Un vero peccato considerando l’ottima qualità di vino che abbiamo in Italia. Oggi parleremo di questo con Matteo Parisi, Co-founder di VINHOOD.

    VINHOOD è un’azienda che nasce dall’idea di 5 imprenditori: Marco, Matteo, Lorenzo, Alessandro e Marco per rispondere ad una serie di domande tipo: “Quale vino scegliere? Qual è il più adatto ai miei gusti? E se volessi provare qualcosa di nuovo?” e molte altre, ma soprattutto per semplificare il mondo del vino. Quando ho letto l’articolo su Mark-Up dedicato a loro, mi sono immediatamente incuriosita, ma soprattutto mi sono riconosciuta. Perché? Perché io non bevo vino in quanto non trovo il vino più adatto a me e quando lo compro sbaglio, non mi piace e finisce nell’arrosto o nel risotto. Quando ho letto che attraverso un test della durata di 30/40 secondi sarei riuscita a capire quale vino si adatta di più al mio profilo gustativo, l’ho provato immediatamente ed in realtà, aveva ragione. Il test lo fare anche voi andando sul sito di VINHOOD.

    S: Matteo, veniamo a noi, come nasce VINHOOD?

    Matteo: Ciao Simona e grazie innanzitutto per l’opportunità di raccontare la nostra avventura. VINHOOD è una giovane società dall’identità innovativa, nata nel 2016, che si pone l’obiettivo di semplificare l’universo del vino, permettendo a chiunque di scoprire e conoscere meglio i propri gusti. La sfida che abbiamo raccolto si gioca in un mondo in cui produttore e consumatore parlano due lingue differenti, con tutte le incomprensioni del caso. La soluzione che proponiamo è l’utilizzo di un linguaggio semplice e immediato per spiegare questo mondo. Il consumatore è posto al centro di un viaggio esperienziale, nel quale i suoi gusti e preferenze vengono tradotti in un risultato semplice e chiaro che gli permette di orientarsi e comprendere le proprie esigenze, in maniera innovativa. Vogliamo dare vita ad una nuova geografia del bere, che possa aiutare le persone ad ampliare la propria conoscenza in materia di gusto e in cui la “bussola” è il nostro algoritmo.

    S: Come funziona esattamente?

    M: Attraverso la conoscenza dei gusti delle persone e lo studio del prodotto VINHOOD ha creato una sua personale mappatura dei vini, dividendoli in 14 #caratteri, ciascuno dei quali corrispondente a una tipologia diversa di vino. Così, ad esempio, i rossi strutturati, tannici, diventano #saggi, e le bollicine secche dall’elevata sapidità avranno un carattere #brillante. Lo strumento per orientarsi in questa nuova geografia è il test che hai provato sul nostro sito. Il test, basato su un algoritmo, elabora in 30 secondi un consiglio su misura per ogni occasione o ricetta. È stato testato dal laboratorio di neuromarketing di IULM, che ha confermato (attraverso strumenti come il caschetto EEG e misuratore della skin conductance) l’accuratezza delle sue raccomandazioni, dimostrando due trend:

    • il 91% delle persone testate si identifica nel carattere del vino consigliato
    • le raccomandazioni diminuiscono del 50% lo stress nella scelta del vino

    S: Da quali dati parte l’algoritmo per arrivare a definire uno o più vini adatti a me?

    M: Il test, come ti accennavo, è basato su un algoritmo che con poche semplici domande, che partono dai gusti e dalle abitudini culinarie di una persona, definisce qual è il suo profilo gustativo, dunque il suo #carattere di vino. I vini sono classificati a seconda delle loro caratteristiche organolettiche nei 14 #caratteri. A questo punto quello che facciamo è consigliare alla persona i vini del #carattere emerso grazie al test. La grande sfida è stata riuscire a far sì che questo test fosse affidabile e scientifico, pur mantenendo la semplicità di un gioco.

    S: Il vino italiano è ottimo e molto ben esportato. Sicuramente il Millennial è la generazione che fa molta più attenzione al tipo di vino che consuma, quindi un target molto attento rispetto alle altre generazioni. Mi viene quindi da pensare che in molti di loro, e non solo, possono perdere l’occasione di assaggiare un buon vino più adatto a loro per mancanza di comunicazione. L’approccio verso di loro deve essere diverso rispetto agli altri, devi usare un linguaggio easy, veloce, diretto e possibilmente attraverso l’utilizzo del digitale. Cosa ne pensi e quali feed-back hai?

    M: Penso che tu abbia colto assolutamente il punto: l’asimmetria informativa tra le persone e il vino porta spesso al risultato che hai sintetizzato con “perdere l’occasione di assaggiare un buon vino”; quindi a tendere il vino diventa un oggetto lontano, funzionale più che esperienziale, soprattutto nelle ultime generazioni, come i Millennials. Noi siamo convinti che un approccio basato su, ti cito nuovamente, “un linguaggio easy, veloce, diretto” dia alle persone l’occasione e le parole per parlare di vino e quindi creare nuovi appassionati, curiosi e dare movimento a questo settore. E dove ci sono curiosità e movimento nasce innovazione. Una caratteristica dei Millennials è quella di essere dei clienti più attenti e molto più critici sull’innovazione. Questo ci porta a ritenere fondamentale il bilanciamento tra scientificità e semplicità nel nostro approccio. Questo equilibrio è il “fil rouge” che passa dalla creazione dei #caratteri fino alle logiche dell’algoritmo alla base del test. Siamo riusciti a fare questo anche grazie al prezioso aiuto dei nostri sommelier Master ALMA – AIS (Associazione Italiana Sommelier). Il tutto senza perdere il focus sulla semplicità, ottenuta osservando come le persone parlano del vino, ascoltando le loro sensazioni e cercando di dare dei messaggi immediati. Questo avviene ad esempio nelle “degustazioni semplici del vino” che organizziamo tutti i mesi, dalle quali riceviamo continuamente feedback utili a migliorarci e consolidare quello che vogliamo trasmettere. Devo dire che sono tantissime le persone che ci esprimono la loro soddisfazione dopo aver provato il nostro test ed aver scoperto il loro #carattere del vino!

    S: Esselunga non si è fatta sicuramente scappare l’occasione ed ha inserito all’interno del proprio sito il Sommelier virtuale. Ci puoi spiegare esattamente come avviene?

    M: All’interno del sito e-commerce di Esselunga nella sezione vini e spumanti, e molto spesso anche in home page, puoi trovare il nostro servizio: una persona fa il test, scopre il suo #carattere di vino, con la conseguente spiegazione di caratteristiche e peculiarità principali e poi gli vengono raccomandati i vini corrispondenti, che può chiaramente acquistare nello shop.

    S: Al di là di poter soddisfare un’esigenza importante come questa da parte di un cliente come me, lato business, per le aziende è sicuramente un aiuto per avere questo tipo di servizio per migliorare gli acquisti e quindi gli approvvigionamenti del prodotto, corretto Matteo?

    M: Corretto, i vantaggi per le aziende, anche internazionali, che stanno parlando con noi per adottare questo approccio sono certamente sulla filiera finale, quella verso il cliente, dove diamo uno strumento in più al retailer: un tool, che parte dal cliente ed interagisce con lui e che lo consiglia in modo semplice, profilando il suo palato per il retailer. Questo per offrirgli non più promozioni a pioggia, ma offerte e consigli personali, one to one. I benefici vanno dall’aumento di contenuto e soddisfazione ad affiliazione e scontrinato. Ma, come accennavi nella domanda, spostandoci nell’altra direzione della filiera, vi posso dire che dalle centinaia di migliaia di test fatti su vinhood.com sappiamo che:

    il 15% delle persone che hanno fatto il test è risultato affine ad una bollicina secca e acida, quindi ad un carattere Brillante;
    il 13% ha un carattere Saggio, quello di cui ti parlavo prima, quindi un vino rosso longevo, corposo e strutturato;
    per quanto riguarda i bianchi, invece, quasi il 10% ha un carattere Estroverso, quindi un bianco fresco, secco e sapido.

    Questi sono i profili dei nostri utenti ad oggi: conoscendo il loro carattere gustativo sappiamo cosa offrirgli, quando e con quale assortimento. Ti lascio immaginare che impatto possa avere questo sul lavoro del buyer e come il suo lavoro possa cambiare verso una maggiore e approfondita conoscenza del cliente e di conseguenza rivendendo l’assortimento e selezionando il vino più consono per la propria clientela.

    S: In questo caso parliamo di Grande Distribuzione Organizzata, ma io credo si possa applicare in qualsiasi tipo di attività, anche di piccole o medie dimensioni. Basta poter inserire il servizio all’interno del proprio sito internet, corretto? Serve altro?

    M: Per semplificare un settore come il vino, devi per forza essere semplice. Quindi sì, corretto, il servizio può potenzialmente essere inserito all’interno del sito di qualsiasi partner, grande o piccolo che sia. Il lavoro ulteriore è la classificazione dei vini dell’azienda che vuole il nostro servizio e la creazione delle nostre schede vino semplificate che spiegano i prodotti “con la voce di VINHOOD”.

    S: Abbiamo parlato di un servizio a portata di click, quindi on-line, ma parliamo di off-line. Sarebbe possibile pensare di avere il Sommelier virtuale anche all’interno del punto di vendita? Attraverso una tecnologia collocata vicino ai vini oppure scaricando un’app in maniera che mi possa aiutare anche nel momento in cui si acquista fisicamente il vino?

    M: Ad oggi il servizio è una web app, ma entro la metà del 2018 sono in piano tutti gli sviluppi di cui mi hai chiesto, così da aiutare l’utente in tutti i suoi touch points con il vino: attraverso tecnologia digital in store, applicazione proprietaria e non. Tali sviluppi saranno in primis elaborati internamente e poi sviluppati con partner nazionali e internazionali.

    S: Ho letto sul sito che il test si può fare anche per testare quale vino è consigliabile per una determinata ricetta, come funziona?

    M: La logica sottostante è la stessa: l’algoritmo è stato declinato non per profilare il #carattere di una persona ma di una ricetta. Sul sito ad oggi si può scrivere il nome del proprio piatto e rapidamente viene elaborato l’abbinamento (e il #carattere) di vino ideale per quel piatto.

    S: Al risultato del test, quando vengono proposti i vini, vengono indicati anche dei dati del prodotto, ciò significa che si possono inserire tutte le indicazioni relative al prodotto? Anche se è bio o meno, provenienza e filiera? Molto importante anche per un discorso di trasparenza, un’opportunità anche per i fornitori o sbaglio. Come funziona?

    M: I dati che ad oggi sono sulle nostre “schede vino emozionali” sono quelli tradizionalmente usati per identificare la bottiglia, oltre che poi quelli per comprendere la tipologia e le caratteristiche che il cliente sentirà quando proverà il vino. Questi dati sono però espressi con la “voce di VINHOOD” e quindi in modo semplice sia dal punto di vista grafico che di linguaggio. A tutto ciò si unisce il contenuto emozionale visuale e scritto su quella bottiglia. Non ti nego che stiamo raccogliendo sempre maggiori indicazioni sulla filiera, sull’origine (bio-dinamico, vegano o altro) e altre informazioni per arricchire l’esperienza e perché pensiamo sia fondamentale conoscere sempre meglio cosa beviamo.

    S: Il vostro è un nuovo modo di comunicare ad un cliente che è diverso rispetto a quello di prima e volete fare apparire il retail in modo diverso al cliente, lo volete rendere più dinamico, digitale, esperienziale, coinvolgente e divertente. Vorreste riuscire a farlo sentire più vicino al cliente e far sì che parlino la stessa lingua a differenza del retail tradizionale, è corretto Matteo?

    M: Nei luoghi in cui le persone entrano maggiormente a contatto con il vino (supermercati, ristoranti, e-commerce) il cliente è abbandonato a sé stesso e sceglie solo per prezzo o posizione. Il nostro approccio vuole garantire alle persone una sorta di enotecario digitale all’interno di questi luoghi, sempre a disposizione, che parli la stessa lingua delle persone e parta dai loro gusti per conoscerle e avvicinarle al vino. Vorremmo far capire loro quanto possa essere esperienziale e divertente comprendere i #caratteri di questo prodotto in questa nuova maniera.

    S: Considerando che il retail non è più il supermercato di “una volta” ma un luogo dove le persone si incontrano e condividono esperienze e tutto quanto le fa stare bene, penso che dovrebbe essere presa in considerazione non solo da tutti i retail, ma proprio da tutte le imprese.

    M: Sono convinto che in tutte le imprese si possa utilizzare un approccio che punti a semplificare i prodotti che vengono venduti ai propri clienti, partendo dai loro gusti per capire cosa offrire, noi da un brand o sfruttando la poca conoscenza del prodotto, che troppo spesso la fa da padrona in tante categorie.

    S: Molti sono gli eventi che organizzate sia per privati che per aziende, sicuramente ad uno verrò con piacere, ma ci puoi lasciare spiegandoci cosa fate in questi eventi e l’obiettivo, oltre a quello di bersi un buon vino?

    M: L’obiettivo è, sia nelle degustazioni per privati che negli eventi per aziende, quello di condividere la nostra idea del vino, utilizzandolo come metafora di condivisione. Negli eventi per privati i nostri sommelier fanno degustare dei vini “alla cieca”, invitando i partecipanti a indovinare a quale carattere appartiene il calice che stanno degustando, con l’aiuto della mappa #caratteri. Inoltre vengono dati una serie di indizi, veri e falsi, e i vari gruppi si sfidano inventando storie (davvero incredibili) che hanno come protagonista il vino. Tra loro c’è un produttore nascosto, che ad un certo punto della serata viene svelato e racconta qualcosa sul proprio prodotto. Per gli eventi in azienda vale lo stesso format, che viene però declinato nel contesto lavorativo e il vino diventa un mezzo per lavorare insieme su tematiche interne, per comunicare messaggi aziendali in maniera semplice e diversa. Allora, ti aspettiamo?

    Con questo ti ringrazio tantissimo Matteo e a presto, perché con te non finisce qui!

      Lascia un commento

      Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *