Nella prima intervista del 2018 siamo partiti alla grande, intervistando Giorgio De Ponti, food designer retailer. Oggi continua la nostra raccolta di interviste a personaggi di spicco della comunicazione.

Anche per il 2018 continueremo a raccogliere le opinioni dei personaggi più influenti del mondo del food, del beverage, del biologico e del retail, perchè i punti di vista che abbiamo raccolto l’anno scorso ci hanno aiutato a riflettere, migliorarci e confrontarci, maturando una consapevolezza ed una conoscenza sempre più solida.

Vogliamo continuare a crescere in questo mercato in continua e veloce evoluzione, aprendoci agli altri e a categorie distanti dalla comunicazione, per scoprire nuove opportunità.

Continuate a seguirci in questo percorso di confronto, dibattito e scoperta

Lasciamo la parola a Simona Riccio, project manager Kaos Communication.

Oggi allargherò un pò l’orizzonte, pur rimanendo coerente con lo spirito del mio blog.

Mi occuperò del mercato dei fertilizzanti, con un focus su quelli ammessi in agricoltura biologica. Per fare questo ho invitato nel mio salotto virtuale Silvia Carla Ferrari e Giada Demartis, che oltre ad essere due marketers sono due mie care amiche.

L’idea di intevistarle mi è venuta dopo aver letto un loro articolo relativo all’argomento, in cui, oltre a dare una serie di dati sullo stato di salute del comparto, hanno condiviso alcuni suggerimenti sulle opportunità che il mercato può offrire a livello nazionale ed estero.

Silvia e Giada, come siete siete arrivate ad occuparvi di questo tema, così poco considerato quando si parla della filiera del biologico?

Grazie Simona per il tuo invito, che ci offre l’opportunità di parlare di un argomento, che ci ha impegnate ed appassionate per un anno, a seguito di uno studio commissionato da parte di un produttore italiano.

Si parla tanto di biologico legato all’agroalimentare, dando visibilità solo alla parte finale della filiera. A nostro avviso è riduttivo parlare di agricoltura bio o non bio se non si va alla radice della questione, anzi a quello di cui la “nostra radice” si nutre!

Come vi siete confrontate con questo comparto?

Il nostro approccio parte sempre da uno studio approfondito del mercato con un perimetro allargato. Se ci concedi una metafora, potremmo dire che prima di qualsiasi strategia è imprescindibile capire quali siano le correnti del mare in cui andremo a imbarcarci, poi esaminare chi già le affronta e così creare (o modificare) anche la nostra imbarcazione e carico, per una navigazione competitiva. Se anche il prodotto è destinato a una nicchia, occorre sempre avere una visione generale dei players e dei fattori esogeni quali politiche economiche e orientamenti sociali e culturali.

Nello specifico qual è il progetto di cui vi siete occupate?

Abbiamo avuto tra le mani un prodotto già confezionato, che il committente faticava a comunicare e vendere. Il nostro ruolo è stato quello di individuarne il valore unico, il famoso unique value proposition che facesse la differenza rispetto ai prodotti presenti sul mercato, andando a coprire quella specifica esigenza del consumatore. Continui test, e analisi dei dati, sono stati la carta vincente!

Quali vantaggi può dare l’impiego di un fertilizzante biologico?

Anni di uso e abuso della chimica tradizionale hanno capitalizzato un depauperamento del suolo, la riduzione della biodiversità, la perdita delle proprietà qualitative dei prodotti agricoli, e innegabili danni alla salute del biosistema.

L’impiego di fertilizzanti biologici, e magari anche naturali, rispetta gli equilibri ambientali, e garantisce un prodotto finale più sicuro e ricco di nutrienti.

Toglietemi una curiosità, ma biologico e naturale sono la stessa cosa?

Si tratta di requisiti che non sempre convergono. Nel caso del nostro prodotto coesistevano, poichè la naturalità veniva data da una combinazione di ingredienti di origine minerale, mentre la connotazione biologica, era legata al fatto che il processo di lavorazione fosse di tipo fisico, senza aggiunta di additivi e conservanti.

Il consumatore generico di prodotti alimentari è consapevole della differenza che può fare l’uso di un fertilizzante bio o meno?

Molto poco. Sono spesso i piccoli produttori agricoli che si fanno carico di comunicare il valore di una agricoltura, che abbia il biologico come alimento distintivo partendo a monte.
E’ pur vero, che invece gli acquirenti di alimenti biologici sono sempre più attenti e a caccia di informazioni reali e concrete. Dopo un altro studio condotto per una startup di estratti di frutta e verdura bio, abbiamo avuto ulteriore conferma che una filiera totalmente biologica a partire dalla cura del terreno stesso, e conseguentemente dai prodotti utilizzati, può essere una importante discriminante nella scelta del prodotto finito.

Quindi, a livello di comunicazione come ci si deve orientare?

Premesso che ci sono innegabili difficoltà nella comunicazione a freddo di un prodotto come il fertilizzante, è imprescindibile un coordinamento fra la strategia on line e off line, quindi una comunicazione omni-channel. Ad esempio, un brand ambassador autorevole, che testimoni e faccia da cassa di risonanza alla validità del prodotto, è sicuramente un asset comunicativo su cui puntare.

Da qua a dieci anni come vedete lo sviluppo e utilizzo di questi prodotti?

Siamo ottimiste, qualcosa si sta muovendo, ad esempio ci sono importanti iniziative che ne favoriscono l’impiego, il solo progetto comunitario Horizon 2020 prevede uno stanziamento di circa 1 mld di euro proprio per la protezione dell’ecosistema e nutrimento del suolo, tutto nell’ottica della lotta al cambiamento climatico.

Silvia e Giada, avete sviluppato un argomento molto interessante e centrale per quanto riguarda l’agricoltura biologica in questo periodo e visto che siete ben preparate vi invito a parlarci, nel prossimo articolo, di pesticidi e glifosato, altro argomento molto discusso in questo momento.

Per ora vi ringrazio moltissimo, vi faccio i mei complimenti e mi auguro che possiate avere il piacere di fare ancora parte del mio #ViaggiodelBio.