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    Il biologico e la sua metamorfosi – Dallo specializzato, alla GDo ad Amazon

    Simona Riccio / ottobre 7, 2017 / Seed&Crop

    Disclaimer – Il Viaggio del Bio si rifà al report del 2016 di Bio Bank perché quello del 2017 è uscito da poco e non siamo ancora riusciti ad approfondirlo. Alla fine di questi articoli vi diremo che cosa cambia e pubblicheremo un ulteriore report. Tutte le inforgrafiche sono state prese dal Rapporto Bio Bank del 2016

    Per la prima volta il Rapporto Bio Bank prende in esame con la stessa medotologia 11 tipologie di attività sulle 23 centite in banca dati.

    Le attività alimentari censite sono: aziende con vendita diretta, mercatini, gruppi d’acqusito, negozi, e-commerce (argomenti che andremo ad approfondire in verticale visto il cambiamento di cui parlavamo), ristoranti, agriturismi e mense scolastiche. Le tre new entry sono per la cosmesi: aziende cosmesi&co, profumerie&co ed e-commerce cosmesi &co. Come ho fatto emergere nel nuovo quadro, anche loro non potevano non fare un focus dedicato alla grande distribuzione. Affrontiamo insieme questo argomento fatto di numeri e commenti.

    Partendo da un quadro totale di attività Alimenti&Co analizzate si possono constatare quali sono le attività che crescono lentamente e quali invece sono emergenti. Crescono tutte le 8 tipologie ma ovviamente con le loro differenze.

     

     

     

     

    Come vedremo tra poco, ma dalle infografiche riportate qui sopra abbiamo già dedotto che, l’andamento generale è di grande crescita. Emergono nettamente con un 71% i siti e-commerce di vendita di alimenti biologici. Di conseguenza cresce la ristorazione che, come materie prime utilizzano prodotti biologici, attestandosi attorno al 69%. In chiusura abbiamo i mercatini biologici e della biodiversità al 4% ed i gruppi di acquisto solidale al 2%. Sono gli unici canali dove la crescita è ad una sola cifra. Abbiamo una crescita del 15% dei negozi specializzati di alimenti bio, 14% per gli spacci aziendali, 13% di agriturismi aperti da coltivatori bio (approfondiremo molto bene questo argomento quando andremo a parlare più avanti di turismo solidale) ed infine le mense scolastiche con una crescita del 12%. Avevo già approfondito quest’argomento all’interno di un post sul mio profilo LinkedIn, facendo emergere come l’idea di un’alimentazione sana si trasferisce dalla tavola di casa alla mensa scolastica. Le famiglie trasferiscono la cultura dell’alimentazione sana anche e soprattutto nei bambini.

    Aumentano, inoltre, le aperture di gelaterie vegan, di ristoranti bio-veg, di alberghi che da cucina tradizionale si trasformano in bio-resort adottando una cucina a base di prodotti bio e un menù vegan. In molte realtà gli chef in cucina vengono affiancati da nutritional cooking che li aiutano a capire le nuove esigenze degli individui/clienti. A mio avviso l’e-commerce  serve per ottenere un prodotto velocemente e direttamente a casa, ma per il gelato, le vacanze, la cena e, soprattutto, passare del tempo in un luogo in cui ci sentiamo a nostro agio, non lo vogliamo sostituire con un sito web. I numeri ci dicono che le opportunità da cogliere con l’avvento del digitale sono molte. Il negozio specializzato non è morto perché esiste Amazon o perché il prodotto bio è stato inserito all’interno degli scaffali della GDO. Soltanto chi ha il coraggio e crede davvero che il bio sia un “prodotto” vincente può pensare di investire e puntare sulla propria attività per farla crescere. Bastano i giusti investimenti e una buona strategia. Per questo è sempre meglio investire in un’agenzia di comunicazione e in professionisti pronti a far crescere il tuo business, progettando una comunicazione che rispetti le vostre esigenze.

     

    Gli e-commerce di prodotti bio crescono del 71% ed i ristoranti del 69%.

    Fermiamoci un attimo a riflettere su questi due punti molto importanti a mio avviso.

    Attraverso l’e-commerce alcune grandi aziende e negozi specializzati fisici si sono affacciati al nuovo modo di vendita inserendo i loro prodotti su piattaforme come Amazon che entro un’ora dall’ordine consegnano la tua spesa a casa, anche con prodotti del reparto dei freschi e del reparto ortofrutta, grazie al servizio Prime Now. Per tenere il passo anche la GDO si è dovuta adeguare al cambiamento riorganizzando completamente i siti internet e introducendo la possibilità di fare la spesa on-line. La spesa puoi decidere di andarla a ritirare in loco per non tralasciare il contatto umano, oppure con la consegna a domicilio senza interrompere la catena del freddo a causa degli spostamenti, scegliendo inoltre l’orario della consegna. Nei siti e-commerce, come vedremo, ci sono molti stimoli per indurre l’utente all’acquisto e non dare l’impressione di aver a che fare solo con un pc. C’è una ricerca, uno studio dell’interfaccia grafica e degli aspetti psicologici cognitivi dietro ogni sito e che approfondiremo più avanti. Avere una presenza online per le aziende di oggi è fondamentale. In questa affermazione mi rifaccio ad una frase che Giorgio Santambrogio, Amministratore Delegato Gruppo VéGé e Presidente ADM, mi disse quando lo incontrai per la prima volta: “Simona, o siamo digitali, o non esistiamo!”. Posso solo confermare e aggiungerei che la stima del fatturato egli e-commerce si aggira attorno ai 28,8 miliardi di euro nel 2015, con una crescita del 19% sul 2014. Anche se l’alimentare rappresenta solo l’1,9% della torta, l’aumento è pari al 77% in quanto viene inglobato il prodotto fresco. Dati tratti dal report E-Commerce in italia 2016 di Casaleggio Associati. Trend appunto confermato da Bio Bank.

    Guardate questo dato e spero confermiate la mia domanda: ma gli altri? Come mai non hanno un sito internet con e-commerce? Credo che al di là dell’e-commerce siano ancora poche le attività in Italia, piccole o grandi che siano, ad avere un sito internet, cosa ormai fondamentale legata alle piattaforme social. Ma approfondiremo anche il probabile motivo.

    Stessa cosa per i ristoranti bio che li vediamo in grande crescita, raggiungendo il 69%. Confermiamo che la nostra vita continua anche fuori casa, durante una cena al ristorante o pizzeria, al bar ed in gelateria o comunque in locali dove vengono somministrati alimenti e bevande, utilizzando almeno il 70% di ingredienti biologici. Come possiamo vedere dall’infografica, vuol dire che si è passati dai 267 del 2011 ai 450 del 2015. Questo dato è, come abbiamo detto prima, un punto da cui partire nel caso in cui si volesse puntare su di un’attività redditizia ed anche di piccole dimensioni, considerando che al bio ci si aggiunge anche il menù vegano e vegetariano.

    A questo punto non possono mancare gli agriturismi bio, e vogliamo ancora segnalare che sul portale di biobank.it si possono trovare tutti in maniera ordinata e dettagliata. Il cambiamento lo notiamo anche nelle strutture alberghiere che da semplici e normali hotel si trasformano in Bio-resort, perché le esigenze dell’individuo sono mutate.

    Vogliamo portarvi l’esempio del Vivosa Apulia Resort di Ugento primo resort ad introdurre l’Accademia Antistress, dimostrazione di come è cambiata la richiesta dell’individuo. Un cliente esigente che, durante la vita quotidiana vive in maniera stressata e sempre di corsa, ma che non vuole rinunciare a mangiare sano. All’interno del sito è possibile vedere l’area del percorso mangiare sano. Non può che scegliere un Resort in cui può pensare di essere coccolato, curato e rigenerato nello spirito, avvalendosi dell’aiuto di professionisti che aiutano a ridurre lo stress, con attenzione al mangiare sano, con prodotti bio e/o vegan. Anche gli addetti ai lavori devono incominciare a modificare le loro attitudini, imparando a conoscere nuovi alimenti e imparando nuove tecniche di cottura. Approfondiremo questa parte direttamente con la responsabile dell’ufficio stampa, la dottoressa Mariangela Giannuzzi, che ci dirà come è cambiato l’hotel, come è cambiata la cucina, quali nuove figure hanno dovuto inserire nel team per e quale riscontro hanno avuto dai clienti e che risultati hanno raggiunto come resort.

    Da qui tutto nuovo!

    Segnalerei questo cambiamento della cucina di resort e di agriturismi come una possibilità che hanno le aziende fornitrici come un’opportunità di marketing da cogliere. Costruire una buona comunicazione, sia digitale e sia analogica,  permette al cliente dell’agriturismo soddisfatto di tornare a casa con il desiderio di trovare il prodotto assaggiato. Dove va a cercarlo? Online. Se si costruisce una buona strategia di comunicazione integrata, il cliente dell’agriturismo è un potenziale acquirente del prodotto del fornitore

    Ma vediamolo meglio applicato attraverso il progetto che ho sviluppato e che riporto qui sotto

     

    Se non l’avete ancora fatto vi ricordiamo di scaricare il Rapporto Bio Bank 2017 che approfondiremo alla fine di questo percorso

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